Pensioni

FLESSIBILITA’ IN USCITA A 62 ANNI

Dopo aver esaminato, motivato e sostenuto nello scorso editoriale l’uscita con 41 anni di contributi per tutti indipendentemente dall’età anagrafica e senza alcuna penalizzazione parliamo oggi dell’altro punto fondamentale della proposta di una nuova riforma previdenziale che abbiamo ideato e che mi auguro possa partire dal 1/1/2023. Sto parlando della flessibilità in uscita a partire dai 62 anni di età.

Su questo punto quello della flessibilità in uscita praticamente tutti sono d’accordo, ma poi quando si entra nel merito della questione tutto diventa estremamente complicato. E questo perché il Governo non vuole assolutamente pagare la pensione per più di 20/25 anni che costituirebbero dal punto di vista dei calcoli attuariali il periodo massimo di durata di erogazione della pensione per consentire al sistema previdenziale di essere in pareggio. Ragione per la quale non vuole scendere al di sotto dei 67 anni che costituiscono attualmente l’età da raggiungere per andare in pensione. La famigerata legge Fornero, poi, caso quasi unico al mondo, lega l’eventuale aumento dell’aspettativa di vita all’età pensionabile per cui, se mai si dovesse vivere più a lungo, maggiori sarebbero gli anni da restare al lavoro per rispettare così quel conto numerico di 20/25 anni di fruizione massima della pensione.

Peccato però che a causa del covid l’aspettativa di vita in Italia sia scesa di quasi due anni ed è ormai prossima agli 80 anni, motivo per il quale mantenere rigidamente l’età della pensione di vecchiaia a 67 anni appare del tutto anacronistico e fuori luogo. Effettuare versamenti contributivi per oltre 40 anni e goderne per nemmeno quindici si palesa per i lavoratori come un vero furto.

Il Governo ha aperto alla possibilità di operare una flessibilità in uscita ma la vorrebbe a partire dai 64 anni di età e, al pari di Opzione Donna, con tutto il calcolo effettuato con il metodo contributivo cosa che farebbe perdere ai lavoratori dal 25% al 30% del loro assegno.

Ecco perché questa è un’ipotesi assolutamente da scartare perché significherebbe godere dopo una vita di lavoro di assegni che faticherebbero a raggiungere i 1.000 € al mese.

Molto più interessante è la proposta che abbiamo elaborato in queste settimane, che vi invito a visionare nella sua totalità sul mio blog https://mauromarinoeconomiaepensioni.com che prevede proprio a causa del covid la diminuzione dell’età pensionabile a 66 anni anziché 67 e poi una flessibilità in uscita a partire dai 62 anni con lieve penalizzazione dell’1,5% annuo. In pratica uscendo a 65 anni si avrebbe una penalizzazione dell’1,5%, a 64 anni del 3%, a 63 anni del 4,5% ed infine andando in pensione a 62 anni si subirebbe la penalizzazione massima del 6%. Una penalizzazione del 6% uscendo dal mondo del lavoro a 62 anni contro quella del Governo che la vorrebbe a 64 anni e con una perdita a carico del lavoratore dal 25% al 30%.

Oltretutto la proposta prevede l’opzione di rimanere nel mondo del lavoro a partire dai 66 anni di età fino ad un massimo di 70 anni ottenendo un bonus dell’1,5% per ogni anno di permanenza in più. Quindi uscendo dal mondo del lavoro a 67 anni si avrebbe un bonus dell’1,5%, a 68 anni del 3%, a 69 anni del 4,5% e a 70 anni si otterrebbe il bonus massimo del 6%.

Questo discorso della permanenza facoltativa oltre il limite ordinario di pensionamento, anche se all’apparenza può sembrare una provocazione parlando di flessibilità in uscita, in realtà si dimostra un’argomentazione molto valida perché metterebbe l’Esecutivo con le spalle al muro. Ti concedo la possibilità di uscire prima dal mondo del lavoro e ti pago per più anni l’assegno previdenziale, ma al tempo stesso posticipo il pensionamento e di conseguenza te lo erogo per meno anni.

Un’ultima considerazione sempre contenuta nella proposta è quella di godere di un bonus di nove mesi per ogni figlio con un massimo di due. Con i dati spaventosi del 2021 sulla natalità in Italia scesa a meno di 400.000 nati, dato più basso da 150 anni, è il minimo, oltre a rendere definitiva Opzione Donna che un Paese civile e moderno possa fare per le donne che, di fatto, svolgono da sempre il lavoro in ufficio, il lavoro a casa e il lavoro di cura.   

Articolo pubblicato su: Pensioni Per Tutti

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