Pensioni

L’INCUBO FORNERO INCOMBE MINACCIOSO

Siamo arrivati a maggio. Sono già passati quattro mesi in questo 2022 che doveva essere, a sentire il Governo Draghi, l’anno di una nuova riforma previdenziale. Ma, dopo il rinvio dello scorso anno e dopo tutte le dichiarazioni dei partiti della maggioranza di governo che avevano illuso, per l’ennesima volta, i cittadini italiani, il tempo scorre molto velocemente e con esso la possibilità di dare una equa riforma previdenziale ai lavoratori si assottiglia sempre più.

Si potrebbero dire molte cose al riguardo, che il covid non è ancora stato del tutto sconfitto, che la guerra russo/ucraina sta condizionando tutte le scelte dell’esecutivo, che gli stratosferici rincari dei costi energetici mettono il Governo in ansia ed apprensione, che un’inflazione che corre velocemente verso la doppia cifra e che costringerà l’esecutivo a pagare l’anno prossimo pensioni più alte farà aumentare ulteriormente il deficit e che poi questo si riverserà sui giovani che saranno quelli che pagheranno le conseguenze delle incompetenze degli attuali governanti, ebbene, tutte queste motivazioni, non sono argomenti giustificabili per non approvare una nuova legge previdenziale che decorra dal 1/1/2023.

L’argomento previdenziale è stato, con un atteggiamento di sufficienza ed indifferenza del Governo, nell’anno 2021 relegato nella legge di bilancio, dove senza alcuna discussione e ponendo il voto di fiducia sono state approvate solamente per un anno Opzione Donna e l’Ape Sociale e quella scellerata “Quota 102” che non ha permesso quasi a nessuno di accedere al meritato pensionamento.

Questo silenzio assordante sul tema previdenziale in cui siamo caduti deve essere subito assolutamente spezzato. Purtroppo, lo sappiamo tutti, abbiamo da oltre due mesi la guerra in Europa. E’ un evento che non si verificava da alcuni decenni, ne siamo consapevoli e responsabili, ma un buon governo deve andare avanti, deve programmare, deve garantire la sicurezza dei cittadini, ma deve anche garantire riforme adeguate ed attuali nonché il benessere di cittadini stessi. Oltre due mesi di stallo su una problematica che interessa milioni di persone sono intollerabili e non giustificati. E se la guerra come affermano alcuni esperti di geopolitica internazionale dovesse durare fino all’anno prossimo non si farebbe più nessuna legge fino alla fine della legislatura?

Poiché questo conflitto a differenza di quanto pensava Putin e forse sperava l’Europa si sta protraendo oltre il previsto è necessario che in Italia, comunque, si facciano le riforme che gli italiani aspettano da decenni come quella della giustizia, del fisco, della P.A., della previdenza, anche, se necessario, votando uno scostamento del bilancio. E’ necessario, poi, inoltre, proseguire alacremente anche col PNRR, il Paese non può e non deve rimanere fermo.

Quella della previdenza è una riforma indispensabile. La legge Fornero, approvata in un contesto storico/economico diverso ha fatto il suo tempo e se non si interviene quest’anno ritorna in tutta la sua rigidità con numeri quasi impossibili da raggiungere. 67 anni per il pensionamento ordinario, 42 anni e 10 mesi gli uomini e 41 anni e 10 mesi le donne per il cosiddetto pensionamento anticipato che è quasi un’offesa per i lavoratori chiamare in questo modo, oltre a tre mesi di finestra sono numeri che con l’aspettativa di vita calata di quasi due anni sono numeri del tutto anacronistici. Urge consentire più flessibilità in uscita, pensare ai giovani, alle donne, ai precoci, agli invalidi. Il gruppo facebook UNITI PER LA TUTELA DEL DIRITTO ALLA PENSIONE appena costituto e di cui mi onoro di fare parte ha elaborato una proposta previdenziale che tiene conto di tutte le giuste aspettative ed inoltre, unica delle proposte sul tappeto, si rivolge anche a chi è già pensionato, categoria che da troppo tempo è stata completamente dimenticata dai vari governi che si sono succeduti in Italia in questi ultimi anni. Dare loro un giusto riconoscimento economico significa restituire ad essi una dignità che stanno progressivamente perdendo.

Questa proposta che potrebbe valere sino alla fine del decennio finanziata con i risparmi di quota 100 e degli oltre 163.000 decessi da covid dovrà successivamente essere completamente modificata da un nuovo sistema previdenziale che dopo il 2030 affronti i nuovi scenari economici che la società ci richiede. Ma questo succederà tra alcuni anni, per intanto il Governo convochi immediatamente le organizzazioni sindacali, si riprendano le trattative e si dia subito ai cittadini italiani una legge previdenziale che non è più possibile procrastinare.   

Articolo pubblicato su: Pensioni Per Tutti

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