Pensioni

NO ALLA PROPOSTA TRIDICO DI ASSEGNO IN DUE TEMPI

Dopo oltre tre mesi di silenzio assoluto, nei quali sembrava che l’argomento previdenziale fosse stato dimenticato da tutti e con la sola “guerra” sulle pagine dei giornali ed in TV, da un paio di giorni compaiono notizie, fatte filtrare da fonti governative, dove riguardo alla flessibilità anticipata viene nuovamente evidenziata la possibilità di uscire dal mondo del lavoro con il cosiddetto assegno in due tempi ideato dall’attuale Presidente dell’INPS Pasquale Tridico.

Non è una proposta nuova, Tridico l’aveva presentata in Commissione Lavoro della Camera già nello scorso mese di ottobre ed in pratica si tratta di una forma di pensionamento anticipato che renderebbe possibile l’uscita dal mondo del lavoro prima dei 67 anni. Darebbe la possibilità a chi ha compiuto 63 o 64 anni di accedere al pensionamento a condizione che abbia maturato almeno 20 anni di contributi e aver maturato una quota contributiva di pensione di almeno 1,2 volte l’assegno sociale. Successivamente all’età dei 67 anni si otterrebbe anche la parte maturata di retributivo.

L’INPS ha addirittura stimato i possibili beneficiari che fino all’anno 2027 sarebbero circa 332.000 persone e il costo che fino al 2027 sarebbe di circa 4,2 miliardi di € che, successivamente, verrebbero in parte recuperati dal 2027 al 2031 con un risparmio di circa 2 miliardi di €.

Non è possibile essere favorevoli a questa proposta che viene tirata fuori ad arte ogni due/tre mesi e che poi fa da apripista all’altra, ancora più penalizzante, chiamata Opzione Tutti.

Innanzitutto, la proposta Tridico come anche tutte le altre fatte filtrare da ambienti vicini al Governo non è ben definita. Parlare di 63 o 64 anni cambia molto la situazione. Un anno in più o meno da svolgere in certe situazioni può essere pesantissimo. Il dover poi sopravvivere, perché di questo si tratterebbe, per tre o quattro anni con una pensione di circa 600 € mensili, dopo aver vissuto fino al mese precedente con una cifra più che doppia presuppone che il lavoratore abbia messo da parte una somma di denaro, cosa che non tutti hanno avuto la possibilità di fare.

Inoltre, questa proposta temo sia la “testa di ponte” della vera, reale proposta che farà il Governo in autunno ai sindacati e che già ha avuto modo di evidenziare, ovviamente sempre senza mai definire esattamente i termini e le condizioni. Sto parlando della proposta chiamata “Opzione Tutti”, quella che consentirebbe una flessibilità in uscita a partire dai 63/64 anni di età a chi ha almeno 20/25 anni di contributi optando però, al pari di Opzione Donna, per il conteggio dell’assegno previdenziale effettuato integralmente con il calcolo contributivo e conseguente perdita per sempre per il lavoratore di almeno il 25% della pensione.

Queste ipotesi non sono quelle di cui i cittadini hanno bisogno. Non si può, al pari delle quote 100 e 102 affrontare la problematica previdenziale affrontando solamente uno degli aspetti, quello della flessibilità in uscita, e oltretutto con sistemi troppo penalizzanti per i lavoratori. Quello che necessita, invece, è una riforma strutturale che impatti su tutti gli aspetti che interessano la previdenza. Quindi oltre alla flessibilità in uscita affrontare anche il discorso dei precoci, delle persone cioè che sono entrate giovanissime nel mondo del lavoro e che, ritengo, arrivati a 41 anni di contribuzione debbano uscire dal mondo del lavoro indipendentemente dall’età anagrafica e senza penalizzazioni. Affrontare inoltre la problematica della flessibilità uscita concedendola dai 62 anni, con una lieve penalizzazione annua e consentendo, a chi lo volesse, di rimanere oltre l’età prevista percependo un incentivo.  Sensibilizzare l’Esecutivo sul problema dei giovani e di chi ha notevoli buchi contributivi, dare un notevole incentivo fiscale sia per chi aderisce alla previdenza previdenziale che per coloro che desiderano riscattare la laurea, nonché rendere strutturale Opzione Donna e Ape Sociale. Da ultimo, non meno importante, fare qualcosa per chi è già pensionato, attuando una riduzione dell’IRPEF, anche per evitare fughe all’Estero dove la tassazione ai pensionati è quasi nulla, ed operare una piena indicizzazione degli assegni previdenziali in seguito all’inflazione reale.

Non servono, quindi, misure a spot, od interventi parziali, ma è necessario e non più procrastinabile affrontare il problema previdenziale nella sua interezza dando ai cittadini italiani equità e certezza del diritto.

Articolo pubblicato su: Pensioni Per Tutti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...