Pensioni

ULTIMI NUMERI SU QUOTA 100

In questi giorni l’Inps con un’analisi dettagliata congiunta effettuata assieme all’Ufficio Parlamentare di Bilancio (UpB) ha comunicato i dati pressoché definitivi (il triennio di valenza di quota 100 si è concluso al 31 dicembre 2021 ma per effetto della cristallizzazione coloro che hanno raggiunto i requisiti entro tale data possono ancora fare la domanda) relativi ad una delle più controverse e divisive leggi degli ultimi anni: quota 100.

Ora a sei mesi dalla conclusione i dati ufficializzano quello che già si conosceva e cioè che “quota 100” è stato utilizzato in pratica dalla metà degli aventi diritto. Infatti, fronte del quasi milione di domande che, ottimisticamente, si aspettavano i fautori della legge ne sono state accolte circa 380.000 e anche considerando che ancora per due/tre anni qualcuno ne potrebbe usufruire avendo raggiunto i requisiti entro il 31 dicembre 2021, si prevede che a regime queste potrebbero lievitare fino a raggiungere le 450.000 unità. Non entro nel merito delle opinioni di chi afferma (e i dati appena divulgati lo confermano) che ad usufruire di quota 100 sono stati perlopiù uomini (69%), dipendenti del pubblico impiego e residenti nel nord Italia, né che essendo la norma fissa e rigida ha favorito solamente chi azzeccava l’ambo secco dei 38 anni di contributi sommati ai 62 anni di età, discriminando in questo caso molti lavoratori che avevano per esempio più anni di contribuzione per esempio 39 o 40 ma non raggiungevano l’età anagrafica di 62 anni, motivo di risentimento e arrabbiatura di moltissimi lavoratori e che ha diviso l’’Italia creando ulteriori discriminazioni e quasi una guerra dei poveri, ma almeno pur con tutte le sue storture ed iniquità questa norma ha consentito a quasi 400.000 italiani di accedere al pensionamento.

Sono stati anche stati comunicati i dati relativi a quota 102 con appena 3.860 domande presentate all’Inps da gennaio a maggio 2022, anche in questo caso un numero molto al di sotto delle stime previste dall’INPS in sede di legge di bilancio.

Questi dai confermano ancora, se mai ce ne fosse stato bisogno, quello che diciamo da diversi anni e cioè che le previsioni fatte a tavolino dall’INPS sui beneficiari di un certo provvedimento, per esempio in merito alla flessibilità in uscita, poi divergono notevolmente dai dati reali in quanto non tutti gli aventi diritto usufruiscono di un provvedimento ma l’esperienza ci dice che lo fanno poco più della metà. È stato così sia per “quota 100” che per “quota 102” e sarebbe così sia che si prendesse la via dell’uscita dei 41 anni per tutti sia che si scegliesse una flessibilità a partire dai 62 anni operando delle lievi penalizzazioni. Questo perché, soprattutto in periodi di crisi come quello che stiamo vivendo molte persone preferiscono continuare a restare nel mondo del lavoro anche a costo di notevoli sacrifici piuttosto che accedere ad una forma di pensionamento anticipato percependo importi non elevati che poi non possono essere più incrementati.

Dei 33,4 miliardi di € di costo previsti per quota 100 se ne spenderanno in realtà circa 23 ottenendo un risparmio di ben 10 miliardi ridotti poi dall’esecutivo a 5,8 miliardi in sede di revisione di budget.

Motivo per il quale non sono realistiche le previsioni dell’INPS che stima in circa 6 miliardi l’anno il costo di quota 41, o la possibile uscita a 64 anni con decurtazione del 3% annuo solo sulla parte retributiva che i tecnici ministeriali stimano in tre miliardi l’anno. Tutte stime teoriche calcolate sulla totalità di persone che accettassero tale opzione.

Con i quasi 6 miliardi risparmi ormai consolidati di “quota 100” e la quindicina derivata da decessi covid si creerà un tesoretto che dovrà essere utilizzato per ragionare in maniera differente rispetto al passato.

Abbandonare per sempre le quote e soprattutto dimenticarsi di provvedimenti che durano uno, due, tre anni ma affrontare da subito la problematica di una nuova riforma previdenziale strutturale, equa e duratura e non iniziative spot che dividono ancora di più e di cui i cittadini italiani non hanno per nulla bisogno.

Articolo pubblicato su: Pensioni Per Tutti

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