Pensioni

MENO DI QUATTRO MESI AL RITORNO DELLA FORNERO

Dopo un’estate pazza, la prima da quando esiste la Repubblica Italiana con in mezzo una campagna elettorale seguita da meno di un terzo degli italiani, si ritorna, faticosamente, nei posti di lavoro con i problemi non risolti di inflazione, caro bollette, incertezza sul futuro e con, ciliegina sulla torta, il voto del 25 settembre. Elezioni che gli italiani non comprendono e di cui si poteva tranquillamente fare a meno aspettando la fine della legislatura a primavera. Ma i partiti pensano solamente al loro tornaconto elettorale e si disinteressano completamente dei bisogni e delle necessità dei cittadini ampliando ancor di più questo solco, divenuto ormai un fossato, tra le istituzioni ed il popolo.

In ambito previdenziale la situazione è molto fluida, con un’unica certezza, tra meno di quattro mesi si torna alla legge Fornero con uscita ordinaria a 67 anni e pensione anticipata a 42 anni e 10 mesi gli uomini e 41 anni e 10 mesi le donne oltre ai soliti tre mesi di finestra.

In pratica dopo anni di lotte, dichiarazioni, proposte, fiumi di parole su giornali e trasmissioni radio e Tv siamo ancora al punto di partenza, siamo ancora al palo. C’è stata, in verità la famosissima e divisiva “quota 100” per i tre anni 2019-2020-2021, c’è stata la inutile “quota 102” per il 2022, ci sono state varie proroghe di Opzione Donna e dell’Ape Sociale ma alla fine dell’anno se non si interviene tutto scadrà e rimarrà solamente quella legge che tutti a parole dicono di voler eliminare e mettere in soffitta ma che da oltre 10 anni tormenta la vita di moltissimi lavoratori italiani. Sono anni che diciamo in tutte le sedi che gli italiani hanno diritto ad una legge previdenziale chiara, flessibile e soprattutto duratura e invece come ogni anno ci si trova in autunno in ansia e con la paura che nulla venga fatto o peggio venga fatto in maniera raffazzonata. Anche quest’anno è così, con il carico da undici delle elezioni politiche che, inevitabilmente, porteranno altra incertezza e una lotta contro il tempo per approvare in extremis qualcosa sulle pensioni.

I partiti politici, nemmeno loro, si aspettavano le elezioni in settembre e non avevano preparato nulla per tempo sulle pensioni. Andando a spulciare i loro programmi elettorali si nota che in ambito previdenziale tutti parlano genericamente di flessibilità in uscita, di pensioni di garanzia per giovani e donne ed in particolare Salvini insiste molto sui 41 anni di contributi per uomini e donne per accedere al pensionamento. Ma ogni partito, compresa la Lega che ne ha fatto sull’abolizione della Fornero quasi una questione di principio, rimane molto sul vago, traccia solo genericamente i punti programmatici per tenersi le mani libere, verificare i conti economici ed eventualmente inserire qualche provvedimento nella legge di bilancio. Con molta probabilità, vista la mancanza di tempo, che consentirà la piena operatività del Governo non prima della fine di ottobre, ci sarà una riforma in due fasi. Quest’anno saranno inseriti solo pochi provvedimenti come l’ennesimo rinnovo di Opzione Donna e dell’Ape Sociale e forse una qualche forma di flessibilità in uscita e poi nell’anno 2023, se i conti economici lo consentiranno, sarà ideata, discussa e finalmente approvata la legge previdenziale nella sua interezza.

Quindi, finalmente, l’anno prossimo dovrebbe essere varata la nuova legge e superata la rigidità della legge Fornero inserendo sia i 41 anni per tutti uomini e donne che attuare quella famosa flessibilità in uscita, con lievi penalizzazioni, per permettere a chi è al limite e non ne può più di accedere al pensionamento. Ma dovranno anche essere messe in cantiere le pensioni di garanza per giovani e donne, il bonus per le donne con figli, il riscatto agevolato della laurea e una maggiore detrazione per chi vorrà accedere alla previdenza complementare.

Il tutto potrà essere finanziato con gli oltre 175.000 decessi da covid, che hanno generato nelle casse dell’INPS un risparmio tendenziale nei dieci anni di oltre 12 miliardi e dagli effetti dell’inflazione corrente che hanno rimpinguato le casse dell’erario, rispetto all’anno precedente, di oltre 30 miliardi.  

Articolo pubblicato su: Pensioni Per Tutti 

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